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12 marzo 2015

Mortdecai, la prima recensione di coppia del duo MaRk & MiLLy


Milly: A 20 giorni dall’uscita nelle sale del film, apriamo la nostra rubrica con la recensione di Mortdecai, l’ultima pellicola di Johnny Depp diretta da David Koepp (spesso collaboratore di Spielberg).

Mark: perché non metti i cuoricini dopo la frase dato che sei innamorata del Sig. Depp??

Milly: … -.- … Le riprese sono iniziate a Londra il 21 Ottobre 2013 per arrivare all’uscita del film il 19 Febbraio 2015. Il film è basato su una serie di 4 romanzi di Kyril Bonfiglioli che hanno per protagonista proprio il nostro Charlie Mortdecai.

Mark : perché nostro?

Milly: perché ci sta bene….

Mark : Ah ok!


Milly : tornando a noi ... il film tratta di Charlie, un eccentrico mercante d’arte (alias Johnny Depp) che vive sul filo dell’illegalità ma che occasionalmente collabora con la polizia. Più specificatamente con l’ispettore Martland (Ewan McGregor) segretamente innamorato della giovane e aitante moglie di Charlie, Johanna (la bellissima Gwyneth Paltrow).

Mark : beh non proprio segretamente…ogni volta che la vede il suo encefalogramma diventa piatto…ma questa è solo la parte noiosa della trama, in realtà la parte divertente della storia riguarda le avventure che il nostro (hai visto Milly che ho scritto nostro :D ?!) protagonista dovrà affrontare per trovare un famoso dipinto per conto del suo antagonista ispettore. Il tutto è infiocchettato dalla critica situazione economica che lo spingerà a portare a termine il suo nuovo incarico.

Cosa penso di Mortdecai? Partendo dal presupposto che non ho letto il libro, il film nel complesso è ben strutturato, la storia non è banale nonostante non pretenda di essere un colossal…

Milly: Beh che esagerazione,  Johnny non ha mai preteso di girare un colossal!

Mark: Ah, siamo già passati al “Johnny”? Da quando siete diventati intimi?! … In ogni caso non intendevo questo ma che nella sua storia d’attore ha interpretato ruoli molto più impegnati in film di ben altro spessore (es. Edward Mani Di Forbice o più recentemente Transcendence); tanto è vero che, nonostante riconosca la sua ottima interpretazione in questo film, il personaggio mi sembra molto simile a quelli impersonati nelle ultime pellicole, soprattutto per quanto riguarda alcuni dettagli: ad esempio la corsa effeminata alla Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi oppure il sarcasmo tagliente alla Willy Wonka ne La fabbrica di cioccolato.

Milly: Aspetta un attimo…su questo posso anche darti ragione ma trovo che la personalità eccentrica richiesta dal ruolo potesse interpretarla solo lui.

Lo humor richiesto dal personaggio di Mortdecai ben si confà alle sue capacità interpretative….difficilmente un altro attore sarebbe riuscito così bene nella parte.

Tra l’altro trovo la coppia Charlie-Johanna estremamente spiritosa insieme!....anche Gwineth in questo ruolo mi è piaciuta molto.

Mark: Ma come parli?! Ben si confà?! Stiamo scrivendo per un blog mica una recensione ufficiale per la mostra del cinema di Venezia!

Al posto di sfogliare a caso il dizionario sperando di fare colpo sui lettori cerchiamo di trarre delle conclusioni utili da dare a chi è rimasto perplesso guardando l’anonimo trailer.

Mark & Milly: Guardando il trailer non gli dareste due lire, anzi due euro, come ci è parso di capire anche chiedendo opinioni e pareri a chi ancora non ha avuto occasione di vedere il film.


In realtà si tratta di una commedia (e non di un thriller come sostiene l’esimia Wikipedia) estremamente brillante e divertente grazie a ogni personaggio presente nella storia. La coppia Depp-Paltrow supera le aspettative, riuscendo a farti mantenere il sorriso per tutta la durata del film, dall’inizio fino all’ultima scena (vedete di non perdervela!).

Unica nota dolente, forse è una pellicola un po’ sottotono rispetto ai 60 milioni di dollari investiti nel progetto (come se li avessimo spesi noi!).

Milly: per le fan di Johnny Depp aspettiamo con ansia la prossima interpretazione! ;)

10 marzo 2015

I Soliti Idioti mettono in scena la Commedia, dove possiamo vomitare?


Due importanti premesse prime di parlare de La solita Commedia - Inferno, il nuovo film di Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio in uscita il 19 marzo: in primis anch'io ridevo guardando i Soliti Idioti; il passato però è d'obbligo. A furia di giocare sulle stesse situazioni, persino il fenomenale "dai cazzo" o "le fai sentì la presenza" stufano.

Quindi, immaginando che ne La solita Commedia - Inferno ci proporranno gag nuove e originali, con tutta la buona volontà del mondo evitiamo di giudicare prima del tempo (il titolo è stato un moto spontaneo dell'animo che scuserete) un film che forse vuole solo perseguire con onore l'alto obiettivo, accettabilissimo, di svagare lo spettatore. 

La seconda premessa è che, attendendo con ansia le miliardi di critiche negative che questo film si tirerà dietro ("l'importante è che se ne parli", direbbero gli esperti di marketing), mi viene però da riflettere su quanto sia bello che a 700 anni di distanza, la Commedia di Dante possa ancora essere fonte di ispirazione e di "citazione", persino per il più becero e basso tra i prodotti culturali. 

Questo film potrebbe addirittura smentire chi afferma che la Commedia (e la letteratura in generale) non sia più patrimonio culturale comune a tutti gli italiani! Lo so, sono un inguaribile ottimista, vedo qualcosa di positivo anche dove molti colleghi italianisti riuscirebbero solo a rigurgitare la cena. 

Certamente, rispetto a La solita Commedia - Inferno (temiamo possibili sequel), tanti altri tentativi di trasporre il classico dei classici in una forma meno scolastica, ad esempio L'Inferno di Topolino pubblicato dalla Disney nel 1949 oppure le letture dantesche di Benigni, si posizionarono a un livello mille volte superiore. 

Inutile nascondere la verità: una deriva culturale esiste. Ma la Commedia di Dante dell'abbassamento culturale del "paese dove il sì suona" se ne frega: eccola ancora una volta lì, a mostrarci ogni minuto che passa che cosa significhi essere veramente un classico fecondo e immortale... 

Alla faccia delle premesse! Effettivamente forse mi sono fatto prendere un po' la mano. In ogni caso, come al solito, eviteremo di raccontare la trama che, nella sua semplicità (ma anche originalità), è ben chiarita dal trailer:


A questo punto non resta che rimandare tutti i possibili commenti a dopo il 19 marzo, ribadendo ancora una volta l'estrema furbizia del duo comico che, questa volta, sembra proporre una pellicola con una trama che non sarà solo una sequela di gag sconnesse tra loro.

Certamente l'obiettivo di Mandelli e Biggio è anche quello di far parlare di sé, spingendo tutti, entusiasti o perplessi, a pagare il biglietto del cinema. Tuttavia, se film del genere servono a qualcosa (oltre a far "ridere", ovviamente), potremmo dire che stimolano la discussione su temi complessi tra cui il concetto di classico e la sua rivisitazione, il limite tra parodia e pagliacciata oppure tra irriverenza e sacrilegio.
   

6 marzo 2015

Avengers - Age of Ultron, scorpacciata di trailer


In Avengers - Age of Ultron (e anche nel trailer 3 uscito da poco) vedremo la superbia di Tony Stark crollare in mille pezzi sotto il peso del fallimento, assisteremo alle violente lotte interne al gruppo dei Vendicatori, guarderemo gli eroi soffrire, sempre più vicini al baratro della sconfitta. Anche se agli Avengers, del baratro, importa poco: la metà di loro può volare!

Perdonate la battuta triste. In questo post non voglio però parlare di Avengers - Age of Ultron, anche perché tutto è già stato detto. Quando lo vedrò, mi impegno da ora a buttare giù qualcosina di originale. In mancanza di materiale da recensire, ecco una bella scorpacciata di video (tra cui l'ultimo e nuovissimo trailer pubblicato l'altro ieri sulla pagina di Marvel Italy) che, ovviamente, o almeno così speriamo, non ci rovineranno il film.

Teaser Ufficiale italiano


Trailer ufficiale italiano


Trailer italiano ufficiale Esteso


Nuovo trailer italiano, numero 3


E ora è veramente l'ora di vederlo sto benedetto film...

5 marzo 2015

Lupin III, il film tutto giapponese che in Italia non vedremo mai


Lo giuro, il 30 agosto 2014 è uscito in Giappone Lupin III - il film, che, sfortunatamente, non vedremo mai in Italia, perlomeno al cinema. Tendenzialmente, di pellicole giapponesi, a parte i Cavalieri dello Zodiaco (pollice in giù per la recente comparsata sul grande schermo) e le opere d'arte animate di Miyazaki, non se ne vedono molte.
Questo, probabilmente, il motivo che ha spinto le case di distribuzione italiane a non sobbarcarsi gli oneri di doppiaggio di Lupin III - il film. Inoltre, tanto per ricordarlo, le versioni con attori in carne e ossa degli anime/manga giapponesi al 99% fanno accapponare la pelle; non vi sarete mica dimenticati il tentativo di portare Dragon Ball sul grande schermo, vero? La notte, qualche volta, mi sveglio ancora sudato. 

Questo film su Lupin III però avrebbe potuto fare eccezione ... pensate, si tratta del primo live action riconosciuto come autentico dall'ideatore del noto personaggio, il mangaka giapponese Monkey Punch che nel 1967 diede inizio alla fortunata saga del ladro gentiluomo dalla giacca colorata. 

Secondo Mymovies la trama vede Lupin, Jigen, Goemon e Fujiko, identici a quelli del cartone animato, lavorare insieme per rubare un gioiello noto come il "Cuore cremisi di Cleopatra". L'inestimabile prezioso è però custodito in una gigantesca cassaforte di massima sicurezza chiamata "L'Arca di Navarone". 

Ai quattro protagonisti si aggiunge l'instancabile (un po' come Willy il Coyote con Beep Beep) ispettore Zenigata. Forse non vi metterete alla ricerca del film in streaming, però almeno il trailer vorrete vederlo. 
Concludiamo con qualche informazione in più, per i più esperti: Ryuhei Kitamura alla regia, Shun Oguri nei panni di Lupin III, Tetsuji Tamayama è Jigen, Go Ayano è Goemon, e la bella Meisa Kuroki ha interpretato Fujiko; nei panni dell'Ispettore Zenigata c'è Tadanobu Asano, forse l'unico che vi dirà qualcosa (i due Thor, 47 Ronin e Battleship). 


Come saprete Arsenio Lupin è un personaggio di finzione, nato dalla penna di Maurice Leblanc nel 1905. Da quel canovaccio letterario sono stati tratti romanzi, racconti, opere teatrali, telefilm, serie animate e film come se piovesse: Arsène Lupin del 2004 è solo l'ultimo di una lunga serie, ben elencata nella pagina di wikipedia dedicata al ladro gentiluomo. 

Anche l'Italia, nel suo piccolo, ha celebrato il furfante dalla giacca colorata: i personaggi del cortometraggio Basette, oltretutto con un cast di livello, sono infatti tutti ispirati alla serie animata di Monkey Punch.

4 marzo 2015

Avatar 2, 3 e pure 4: la nuova trilogia di Pandora


Ve lo ricordate Avatar? Certo che ve lo ricordate. Per quello che mi riguarda, nell'ormai lontano 2009, è stato il primo film che spontaneamente andai a vedere in 3D e, probabilmente, pure l'ultimo, visto che oggi una proiezione del genere costa almeno 13 euro. Da subito si sentì parlare di possibili sequel; ora, a distanza di quasi 6 anni, pare che James Cameron sia ancora alle fasi preliminari di produzione; in realtà ha iniziato a lavorare veramente alle sceneggiature di Avatar 2, 3 e 4 da circa un annetto, assistito da un vero team di sceneggiatori, l'A(vatar)-Team (che simpatia).

Con tutta probabilità vedremo Avatar 2 a dicembre 2017 e non a Natale 2016 come era stato annunciato precedentemente, seguito, in tempi molto più brevi, dal 3 e pure dal 4. Le riprese, se tutto andrà come deve andare, potrebbe iniziare già da questo autunno. In quel momento avremo notizie maggiori: qualcosa di succulento, infatti, volente o nolente, trapela sempre. Del cast, ad esempio, si sa già qualcosa: ci saranno Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang e, a sorpresa, Sigourney Weaver.

Una nuova trilogia insomma, non sappiamo ancora in quale rapporto con il primo episodio, che a questo punto potremmo denominare l'Avatar 0. Al limite del plausibile (anche per la fantascienza o per il portentoso panteismo pandoriano), oltretutto, pare che Sigourney Weaver sarà di nuovo tra noi. Anche se, secondo le dichiarazioni dell'attrice, sarà lei a ritornare su Pandora, non la dottoressa Grace Augustine. La vedremo quindi nei panni di qualcosa di completamente nuovo: "No, non interpreterò lo stesso personaggio", sono le lapidarie parole dell'attrice.

"Non posso più aspettare - prosegue poi la Weaver - hanno scritto una parte stupenda per me, un ruolo che andrà incontro a molti cambiamenti. Sono curiosa di scoprire come James riuscirà a gestire logisticamente le riprese dei tre film in simultanea. Più tempo passa a correggere gli script, più possibilità ci sono perché siano film memorabili. Sono orgogliosa di fare parte del messaggio che vuole lanciare al nostro pianeta".

Quindi armiamoci di santa pazienza e aspettiamo che Cameron il Perfezionista faccia il suo lavoro. Speriamo solo che i prossimi episodi abbiamo sceneggiature, magari un po' meno solide, ma più originali del Pocahontas in versione aliena. In ogni caso è molto probabile che sarà, come nell'Avatar numero 0, il sistema generale, l'ambientazione, a farla da padrone, in quello che certamente sarà un pirotecnico spettacolo 3D.

3 marzo 2015

Nuovo attacco di Leonardo DiCaprio all'Oscar: The Crowded Room


Alcuni di voi faranno un vero e proprio salto di gioia. The Crowded Room, conosciuto in Italia con il titolo di Una stanza piena di gente, diventerà finalmente un film. Il libro di Daniel Keyes, pubblicato nel lontano 1981 (da noi solo nel 2009), racconta la vera storia del criminale statunitense affetto da disturbo di personalità multipla William Stanley Milligan, meglio conosciuto come Billy Milligan. 

Colpevole di aver rapito, violentato e rapinato tre studentesse universitarie nel 1977, fu assolto per infermità mentale. Nella storia della giustizia americana era la prima volta che un criminale colpevole di reati gravi veniva assolto perché non in pieno possesso delle proprie facoltà mentali. Negli Stati Uniti della fine degli anni 70 il processo Milligan rappresentò un caso mediatico di importanza enorme che sconvolse l'America intera.

La malattia di Billy Milligan fu anche eccezionale dal punto di vista prettamente medico e psichiatrico: erano infatti ben 24 le personalità che si alternavano nella mente dell'uomo, ognuna ben distinta e separata. Se la cosa vi ha stuzzicato, la pagina di wikipedia su Billy è piuttosto ampia e offre maggiori informazioni rispetto al poco che avete letto qui. In più, il libro, pubblicato da Editrice Nord, si trova piuttosto facilmente su Amazon e persino in molte biblioteche italiane: qui l'elenco.

Già nel 1992 voci nei corridoi hollywoodiani parlavano di una trasposizione cinematografica di questa incredibile vicenda, prendendo come spunto proprio il volume della Keyes, scritto con la collaborazione dello stesso Milligan. Il regista sarebbe dovuto essere James Cameron, ma le controversie suscitate lo convinsero ad abbandonare il progetto.


Una storia così, tuttavia, non poteva rimanere a lungo lontana dagli schermi: è di pochissimi giorni fa, infatti, la notizia che Leonardo DiCaprio interpreterà il criminale dalle 24 personalità nel film The Crowded Room. La pellicola sarà prodotta dalla Appian Way dello stesso DiCaprio in collaborazione con la New Regency. La sceneggiatura verrà scritta da Jason Smilovic e Todd Katzberg. Il regista è ancora ignoto. 

Con un film del genere, con l'interpretazione maiuscola che sicuramente DiCaprio saprà fare, potranno ancora soffiargli l'Oscar che tanto agogna (e che tanto merita)?

2 marzo 2015

L'Italiano Medio, il bi-maccionismo di ognuno di noi


Un po’ come i Promessi Sposi (mi scuseranno gli italianisti per la blasfemia del paragone), l’Italiano Medio ha la ricchezza del prodotto culturale capace di farsi apprezzare dalla “servetta” quanto dall’intellettuale o pseudo intellettuale. Tanti i possibili livelli di lettura, da quello basilare della trama spicciola e delle gag esilaranti, all’intreccio di citazioni cinematografiche più o meno esplicite, fino alla critica impietosa alle genti che vivono nell’italietta contemporanea.

Tempo fa recensii la Grande Bellezza. Lo sforzo che mi richiese quella pagina non è nulla rispetto alla fatica di scrivere su una pellicola così sfuggente e difficile da inquadrare. Rispetto al capolavoro di Sorrentino, l’Italiano Medio è più subdolo e, forse, più ricco nella sua pazzia; ben più vicino a ognuno di noi delle mollezze e della corruzione della Roma sorrentiniana, il film di Marcello Macchia è una follia che in primo luogo è nostra, della nostra Italia bipolare e lacerata. 


La trama di Italiano Medio evita il grande rischio di un film del genere: la continua sequela di gag comiche sconnesse. Rispetto infatti all’inconsistente sviluppo narrativo dei Soliti Idioti, i quali inanellavano un’infinita serie di gag, accumulando tutti i loro personaggi senza coerenza alcuna, la trama dell’Italiano Medio è costruita in modo coerente, in cui molti elementi rimandano certo all’universo “altro” di Maccio Capatonda (Mariottide, Mario, ecc.), restando però esclusivamente impliciti rimandi. Tutto nel film, nella follia e nel non-sense che caratterizza Marcello Macchia fin dagli albori, diventa sostegno allo scorrere della narrazione.


Ma torniamo per un secondo ai molteplici livelli di visione: va chiarito inizialmente un fatto, il film fa ridere. Al cinema, intorno a me, c’erano persone che non hanno smesso di sghignazzare un minuto, a partire dal “tratto da una storia falsa” iniziale. E quasi lo stesso potrei dire di me, se non che, a un certo punto, ho iniziato a chiedermi quale fosse il messaggio di tutto questo. Si può ridere delle macchiette spassose, dei giochi di parole esilaranti, dei qui pro quo ma è impossibile guardare il film dicendo “non mi riguarda”.


La mia domanda non era vana. Un messaggio profondo ce l’ha. Il poliedrico Maccio ci fa ridere di noi stessi. Delle nostre ipocrisie, degli integralisti della cultura alta, del veganismo e dell’ambientalismo, quanto dei lascivi, sconsiderati e pseudo umanoidi personaggi televisivi in una galleria di mostri contemporanei e di quotidiane nefandezze. La trama, che potete benissimo capire guardando il trailer, senza che questo però vi rovini il colpo di scena conclusivo, è basata quindi sulla bipolarità totale tra i due protagonisti.




Impegno civile e ambientale da una parte, menefreghismo, ignoranza, sfrenatezza e sesso mania allucinante dall’altra. L’alter ego buzzurro, creato quasi per errore con una pillola che abbassa le capacità intellettive, diventerà poi arma per il raggiungimento di più alti scopi, perché «tra il dire e il fare c’è di mezzo il male». La duplicità di Giulio Verme, presto fuori controllo, si ricongiungerà in una sintesi che NON porta semplicemente lo spettatore alla morale della “virtù che sta nel mezzo”.

Non si può parlare di semplice lieto fine, di ritorno a una normalità. La riunificazione delle due metà darà come risultato una persona che unisce tra loro opposti inconciliabili senza porsi questioni: «ho capito che esistono i compromessi, che niente è negativo e basta. Cioè, ad esempio, ho capito che si può essere vegani e mangiare il porco fritto, che si può fare beneficenza e nello stesso tempo scialacquarsi i soldi a donnacce, che si può condurre una vita sana e drogarsi molto, che si può essere impegnati socialmente e politicamente e nello stesso tempo fregarsene di tutto... finché siamo in Italia».


Insomma, tra il Giulio Verme che si eccitava sentendo “protocollo di Kyoto” e che non voleva avere figli per non pesare sull’ecosistema e quello che pensava solo a “scopare”, troviamo noi stessi, definiti dal “copulare” finale.